Fashion+, quando i tag incontrano arte e design

Fast-Fashion
Fashion+. Il nome di un evento, ma anche un nuovo modo di immaginare la filiera della moda. L’evento si è svolto a Milano in una galleria d’arte del centro. Decine di manager del miglior Fashion italiano hanno trascorso due ore insieme, parlando di lavoro, ascoltando la visione di business del Gruppo Aton, che ha organizzato la manifestazione, ma soprattutto scoprendo in un modo del tutto originale i molteplici vantaggi che la tecnologia Rfid può portare al loro lavoro e al loro fatturato.

Quattro installazioni a metà strada fra il design e la tecnologia, dedicate rispettivamente alla gestione della logistica di magazzino, al controllo del mercato grigio, alla tutela dell’autenticità dei prodotti e del Made in Italy, alla shopping experience.

I tag Rfid, le antenne, i reader, erano dappertutto, ma non si vedevano. Nascosti in abiti in miniatura, modellini di carrelli elevatori, strutture in legno create per l’occasione. I dimostratori agivano nelle isole tecnologiche come burattinai d’altri tempi, simulando le attività reali di chi lavora nella filiera della moda. Il resto lo facevano i tag, mettendo in moto meccanismi che si traducevano in immagini di forte impatto che apparivano sui monitor sparsi nella galleria. L’Rfid funziona, sembravano dire. E una volta tanto alle parole corrispondeva la prova dei fatti.

I pezzi da novanta del fashion italiano c’erano quasi tutti. Da Valentino Fashion Group a Prada, da Trussardi a Maria Grazie Severi, da Cisalfa a Damiani Gioielli. E ancora Blanc&Noir, G&P Net, Luxottica e Manifattura Riese. Ma la cosa più evidente è stata l’eterogeneità dei manager coinvolti. Attorno alle isole tecnologiche, chiedendo informazioni e toccando con mano la tecnologia, c’erano tanti It manager e responsabili della supply chain, ma anche direttori commerciali, marketing manager, amministratori delegati. E non ci era mai capitato di vedere figure professionali tanto eterogenee raccolte attorno a una singola tecnologia.

L’Rfid cambierà la moda” ha dichiarato il direttore commerciale del Gruppo Aton Mimmo Marchetti. “Alcuni di voi temono questa tecnologia perché ancora non ne vedono il ritorno dell’investimento. Ma affidando all’Rfid il lavoro adatto otterrete in breve tempo risultati concreti e misurabili”.

L’esperienza delle isole tecnologiche, che probabilmente potranno essere viste in futuro anche altrove, assomiglia sotto molti aspetti a quella di una galleria d’arte. L’identificazione e la localizzazione dei capi all’interno del magazzino sono state illustrate attraverso un carrello elevatore pronto a trasportare i colli contenenti abiti dotati di microchip Rfid. Quando il carrello trasportava i capi vicino al punto di lettura, lo schermo mostrava la corrispondenza perfetta con quelli presenti nel documento di carico.

La lotta al mercato grigio ha assunto l’aspetto di un negozio non autorizzato nel quale il dimostratore poteva verificare, con l’aiuto di un lettore Rfid Bluetooth grande come un portachiavi, se i capi esposti erano originali, ma anche dove erano stati prodotti e quale operatore logistico li aveva gestiti.

La terza isola, destinata a dimostrare le potenzialità dell’Rfid nell’anticontraffazione, combinava la tecnologia Rfid ai tag QR Code. Leggendo l’etichetta dei capi con uno smartphone il consumatore stesso (chiunque dei presenti poteva provare il sistema in prima persona) aveva la possibilità di verificare l’autenticità del prodotto, sapere se e dove era eventualmente stato rubato e perfino approfittare di uno sconto per l’acquisto di un capo originale riconsegnando quello falso a un punto vendita autorizzato.

La quarta isola, realizzata in collaborazione con The Big Space, mostrava le potenzialità di un punto vendita che decide di aprirsi all’esterno, dando per esempio la possibilità ai consumatori di condividere in tempo reale sui social network l’acquisto che stanno facendo.

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